IL PUNK MADE IN BOLOGNA di Mario Rebeschini

Ormai è difficile trovare in centro, ma anche fuori, un cassone dell'immondizia, una cabina telefonica o un cartello stradale che non porti il segno del passaggio dei "Punks".
Prima di loro gli Skiantos e i Windopen avevano utilizzato le cabine telefoniche e i portici per farsi conoscere in fretta da chi volevano loro. Alcune scritte come "Paperino ti matura" e "Paperino ti dà forza" si leggono ancora in via Nazarlo Sauro.
I Punk attribuiscono molta forza ai messaggi con il pennarello nero e non si risparmiano di certo. "Contro eroina", "li miglior amico dei denaro è il fuoco", "Contro il potere", "Freak, no grazie" sono le scritte più ricorrenti a cui seguono solitamente le firme dei gruppi: Raf Punk, Anna Falkss, Wox Punk, Bacteria, Rage, Sistem Sit e i nuovi arrivati Nabat e... Aldo Moro.
Le "A" sono sempre cerchiate. Anche se un po' di confusione le creano le "ss" uncinate alla nazi di Anna Falkss. ("Si voleva solo provocare. Adesso che abbiamo ottenuto lo scopo, diventeranno due esse normali", afferma uno dei Falkss).
Così pure sui giacconi di pelle nera dei punk bolognesi non ci sono svastiche e croci uncinate insieme ai numerosissimi "badges" che li ricoprono.
I capelli sono corti, multicolori e tenuti dritti come da spaventato.
Il metodo più veloce è insaponarli e asciugarli con il phone.
L'aspetto complessivo finale non è dei più rassicuranti e i modi quelli de "I guerriglieri della notte".
Difficilmente un passante si avvicinerebbe a loro per domandare la strada della stazione.
Quando arrivano in piazza la provocazione dei loro abbigliamento è talmente forte che molti fingono di non vederli per paura di reazioni non controllabili.
In realtà è difficile che vadano oltre alla provocazione dei pennarello nero. "Casino" lo fanno solo nei concerti quando qualcuno vuol fare passare ancora il rock come novità.
Per Eliseo Fava, responsabile stampa e informazione dei PCI, il punk "sta facendo una ricerca legittima e interessante", oltre che "un tentativo di sprovincializzazione".
Meno conciliante sembra invece Paolo Giuliani, consigliere comunale DC, che li definisce: "Espressioni tipiche di una certa società americana disgregata che nella nostra società non trova molti agganci; e ciò a motivo dei tessuto sociale che rimane ancorato, qui da noi, ad alcuni valori che i punk sembrano rifiutare... Anche la loro asserita creatività appare decisamente spenta a confronto dei fenomeni apparsi in un recente passato come furono gli hippies. Il loro essere contro tutto e contro tutti, seppure con metodi pacifici, non si carica di valori positivi... e con tutto il rispetto possibile mi sembrano espressioni abbastanza vuote".
Ai Raf Punk, uno dei gruppi bolognesi più attivi, abbiamo fatto alcune domande.


-Cos'è punk?
Punk è un'attitudine, qualcosa che smuove, è prendere posizione. Punk è anarchia, punk è contro il potere. Punk è rifiutare tutto quello che ci viene imposto per poter scegliere noi, ma, sia chiaro, Punk non è rock.
-Cosa vuoi dire "punk non rock"?
Vuoi dire che ormai la musica che vogliono rifilarci e i loro dannati dischi non ci vanno bene. La musica ce la facciamo noi e anche i testi. La musica punk dev'essere velocissima, amplificata e deve smuovere. Devi poterci fare il "pogo". (saltare dal basso verso l'alto velocemente e più in alto possibile, ndr).
-Cosa vuoi dire Raf davanti a punk?
Dipende chi abbiamo davanti: Royal Air Force o la sigla dei gruppo terroristico tedesco.
-Allora siete per la violenza?
No. La rifiutiamo in blocco. Siamo non-violenti. Di solito la violenza la subiamo dalla polizia e dalle bande di quartiere. Alcuni di noi isolatamente sono stati picchiati. Il MPV ci ha dato la caccia perché credeva che picchiando un punk sarebbe diventato più forte.
-MPV? Cosa vuoi dire?
Marco Polo Violenta. Una banda di quartiere che si è fatta persino il marchio,
-Siete accusati di essere neo-nazisti per via delle svastiche e delle "ss" uncinate che portate insieme agli altri "badges"...
Solo gli inglesi e americani li portano. Volevano farsi conoscere in fretta. La svastica faceva notizia e loro non si sono posti il problema. Noi abbiamo una cultura diversa e non la portiamo.
-Ma non vi chiamate nemmeno compagni.
Compagno è una parola che non significa niente. Si chiamano compagni dalle BR ai socialdemocratici.
-Per chi votate?
Per nessuno. Siamo contro tutti gli "inchiodamenti".
-Però portate una divisa.
Tutti hanno la divisa. Anche i ragionieri in cravatta e tutti uguali che mangiano il panino da Lazzarini.
-Però la vostra è particolare. 0 no?
È vero. Le catene, i pantaloni a strisce, molti dei nostri simboli sono i simboli della schiavitù e della repressione. Significa che siamo servi, che ce ne siamo accorti e lo comunichiamo agli altri.
Per i "picchiatelli" invece vestirsi dipende esclusivamente da esigenze di moda e di mercato. Non si fanno niente da soli. Comprano le cose così come sono. Per loro il vestito diventa solo un elemento di distinzione e non di comunicazione.
-Droga.
La droga, come per i partiti e le religioni, è un freno, ti addormenta, ti fa schiavo. La rifiutiamo globalmente. Come rifiutiamo anche le cosiddette droghe leggere e le droghe passive come la tv e radio di stato o private che siano.
-Allora non esiste il problema?
Il problema vero è la noia, alcuni dì noì si drogavano prima di essere punk. Fare il punk è stato rompere la noia. Aver trovato cose da fare e da dire. Noi dobbiamo suonare, fare un mucchio di cose e la "Fanzine".
-La "Fanzine"?
È il nostro giornale, un momento di comunicazione, fatto da chi vuole dire qualcosa o ha scoperto qualcosa da comunicare agli altri.
-E la vendete?
Ma solo per rifarci delle spese.
-Qual è il vostro atteggiamento di fronte alla scuola?
Non tutto ciò che fa la scuola è necessariamente sbagliato. Un certo esercizio può anche fare bene. A scuola si studiano filosofia e italiano oltre ad acquisire una conoscenza scientifica generale.
La scuola ti dà il metodo e l'opportunità di capire certe cose che da soli difficilmente ci saremmo riusciti... (Altro) Per me invece la scuola è il principale momento di aggregazione della giornata, troviamo tutti i ragazzi della nostra età e con gli stessi problemi da risolvere.
-Sentiamo invece il "punk lavoratore".
lo lavoro solo per i soldi, per diventare indipendente il più presto possibile. In officina mi trovo molto bene. I sindacati hanno fatto un buon lavoro e ci lasciano vivere...
(Altro) Prima di partire militare ho fatto il meccanico, il metalmeccanico e il carrozziere. È molto difficile avere un dialogo umano nell'ambiente di lavoro e nelle piccole aziende, c'è ancora una gran voglia di piacere al padrone.
Ultimamente però sono riuscito ad imbastire un buon rapporto con il padrone. Forse perché è molto giovane e si è fatto il '68.
(Altro)... lo ho avuto dei casini con il padrone, ma li sto risolvendo con il sindacato.
-E il servizio militare?
Contro il servizio militare. Però ancora molti di noi lo fanno magari solo con il corpo e non con la testa.
-Come vive un punk a Bologna?
Molto meglio che a Milano, Padova o a Trieste.
-Come mai così poche donne punk in Italia e a Bologna?
Perché le donne non sono pronte per questo tipo di cose. In Italia la donna non ha ancora raggiunto l'emancipazione delle americane e inglesi... sta facendo ancora la femminista.
(Altro punk) Perché non hanno la capacità di rifiutare la moda, debbono vestirsi in un certo modo, vogliono essere simpatiche e sexy.
L'edicola è piena di riviste per loro. La donna è ancora un boccone troppo ghiotto per mollarla. E lei che compra i pannolini e i "sugoro" ed è una miniera di voti.
Molte donne ci sono troppo dentro e la liberazione è troppo difficile.
-E la coppia punk?
Questo problema ognuno lo risolve personalmente.
C'è chi fa coppia aperta e chi no. Io personalmente la mia donna non sono disposto a dividerla con altri.