Il santuario della Madonna di Ibernia: sorge a circa tre chilometri dal paese; su una preesistente badia di rito greco, fondata dai monaci basiliani nell' VIII -IX secolo d.C.. La tradizione vuole che qui si sia formato il primo nucleo basiliano, di poco precedente a quello sorto intorno all'abbazia di San Nicolò cis-Sturninum, edificata sul Monte delle Forche e corrispondente all'attuale centro storico. Entrambi i casali sono nominati per la prima volta nella bolla del 1180 inviata da Papa Alessandro III a Stefano, Vescovo di Monopoli, in cui si conferma la loro appartenenza alla Mensa Vescovile Monopolitana. Le ricerche e gli studi sinora condotti sul sito fanno ipotizzare che la badia basiliana sia stata costruita nei pressi di un antico tempio pagano, dedicato alla divinità greca Demetra (personificazione della forza generatrice della terra e protettrice delle nozze e dei bambini ) e successivamente , a quella romana Tellus o Tellure (dea della terra , connessa alla semina e alla vegetazione) , da cui deriverebbe anche il vecchio nome della zona : Talona (oggi Terrabona). Nelle vicinanze del santuario , il terreno circostante è cosparso di ceramica aretina , di epoca romana e medioevale; in passato , inoltre , sono state rinvenute diverse tombe e alcune monete romane, di Taranto e sicule , oltre ad una lapide greca e ad elementi decorativi bizantini. L'attuale chiesa fu realizzata nel 1645, nel sul posto in cui la vergine Maria lasciò un'orma nella roccia.

Santuario della Madonna di Ibernia

 Secondo la tradizione, la denominazione Ibernia risale all'inverno del 49 - 48 a.C., quando Giulio Cesare, inseguendo Pompeo che era fuggito alla volta di Brindisi, decise di porre il suo accampamento invernale (hiberna) in queste zone. Questo santuario è noto anche perché è ancora viva la tradizione, per le gestanti, di recarsi a piedi, nei mesi precedenti al parto, presso la chiesetta dedicata alla Vergine d'Ibernia, Madonna dell'abbondanza, della vita e della fertilità umana e naturale, reminiscenza delle "qualità" delle precedenti divinità pagane. Molto sentita è infine la festa che si svolge ogni lunedì di Pasqua (la cosiddetta Pasquarèdde), durante la quale ci si reca in processione al santuario per portare, in dono alla Vergine, un dolce a forma di borsa con due uova sode, per i maschietti, e a forma di bambola con un uovo sodo nel grembo, per le femminucce: questo caratteristico dolce, detto 'ù chirruchele, è simbolo della fecondità.

Le grotte di San Quirico: riscoperte agli inizi del 1995, durante i lavori di metanizzazione, all'incrocio tra la parte di Via S. Quirico, comunemente denominata 'Ponte della Madonnina', e Via Mulini Vecchi, le grotte, scavate nella roccia, su una superficie di circa mq. 100, erano adibite ad ossario. Già i primi sopralluoghi evidenziarono che, nelle metà del secolo scorso, i lavori per l'impianto fognario, avevano intercettato tali ambienti ipogei: allora, dando poca importanza al ritrovamento, si decise di richiudere il tutto. Le campagne di scavo e le ricerche sinora condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e dai volontari del locale Gruppo Archeologico "Valle d'Itria", in collaborazione con la Civica Amministrazione, l'Università degli Studi di Bari e il Servizio Tecnico per le Ricerche Antropologiche e Paleopatologiche del Ministero per le Attività Culturali, hanno evidenziato che le sepolture, tutte in giacitura secondaria (cioè proveniente da altro sito) e in un accumulo disordinato e caotico, sono da ricondurre allo svuotamento della cripta della vicina Chiesa Madre. Ciò è documentato anche da una disposizione vescovile del 1770, con la quale si ordinava la costruzione di un cimitero per ovviare ai problemi (la gran puzza che esala dai sepolcri della Chiesa Matrice) relativi alle sepolture che, sino a quel momento, si erano praticate all'interno dell'edificio sacro. La setacciatura della terra di rimozione ha permesso di recuperare migliaia di grani di rosari e di vaghi di collana, in legno intarsiato e in vetro decorato, di diverse forme e dimensioni, alcuni confrontabili con reperti simili rinvenuti in sepolture di età tardoromana in territorio apulo. Inoltre, si sono rinvenute decine di monete, alcune di epoca tardoimperiale e federiciana, il che prova che la Chiesa Madre fu edificata su una preesistente area cimiteriale o su un tempio tardoantico. Con le monete, sono stati trovati anche decine di crocefissi, bottoni, campanelli, anelli e svariati frammenti ceramici o di tegole. I reperti più interessanti sono esposti in una mostra, ancora in atto, denominata "Le Grotte di San Quirico: dai reperti rinvenuti una luce sulle origini di Cisternino, visitabile, con le guide del Gruppo Archeologico, nell'istituendo MUSEO CIVICO, presso l'ex caserma CC di Via Castello 22, in pieno centro storico.

Museo Civico

Nell'esposizione sono presenti anche alcuni crani che evidenziano le tracce di pratiche autoptiche post-mortem, eseguite da medici-stregoni nei secoli scorsi, frammenti ossei su cui sono chiare le deformazioni dovute alla scarsa alimentazione e ai lavori condotti, il tutto accompagnato da chiari pannelli informativi.

La Chiesa di San Nicola o Chiesa Madre, in Piazza Garibaldi: intitolata a San Nicola di Patara, sorse sui ruderi della primitiva abbazia basiliana, sul Monte delle Forche, probabilmente tra il XII-XIII secolo, in stile romantico pugliese, con il tipico impianto basilicale a croce latina, tre navate, transetto e coro, mentre la copertura lignea è a doppio spiovente lungo la navata centrale (che misura in larghezza quasi il doppio di quella laterale) e a falda unica lungo le navatelle. L'interno è diviso da due ordini di colonne, probabilmente provenienti da una preesistente struttura pagana o paleocristiana. Fu ampliata e modificata in epoche successive : tra il 1550 e il 1600 furono costruite , lungo la navata destra , la cappella del rosario e quella del SS. Sacramento ; nel 1694 fu completato il coro. In epoca barocca , gli originali fregi in pietra , le pareti interne e le colonne con gli eleganti capitelli furono laccati a finto marmo o rivestiti di stucchi e indorature che offuscarono la primitiva severità e bellezza dell'interno . 

La facciata neoclassica della Chiesa Matrice

La originale struttura della facciata esterna recava , sul portale, un bellissimo rosone , al di sotto del quale era posto una lapide che ricordava il dominio della serenissima sul paese (sec. XV-XVI). Questa facciata che sino alla metà del sec. XIX era collegata alla vicina Torre Normanna-Sveva per mezzo della porta grande , dopo l'abbattimento di quest'ultima , nel 1848, divenuta pericolante , fu distrutta e sostituita con quella attuale in stile neoclassico . Il materiale di risulta dell'abbattimento della porta e della facciata furono forse utilizzati per realizzare il terrapieno su cui sorse, in quegli anni , la villa comunale . 

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L'interno della Chiesa di San Nicola prima e dopo i restauri  

L'interno del tempio rivela i segni di diversi restauri con quelli del 1948/53 si riportò la chiesa al suo stile originario ; con gli ultimi , ancora in corso , si è provvenuto , tra l'altro, alla sostituzione del tetto ligneo .Durante i lavori di restauro e trasformazione di questo secolo furono rinvenuti negli ambienti sottostanti, affreschi , scheletri, monete, medagliette, ecc... : tra questi reperti  ve ne sono alcuni che fanno supporre l'esistenza di una struttura sacra o di un cimitero di epoca tardoromana . Tra le diverse opere artistiche presenti nella chiesa ( crocifisso ligneo del 1500 nel Coro, tele della scuola di Luca Giordano , ecc.) importantissima è , lungo la navata destra , la scultura in pietra di Stefano da Putignano, chiamata dal popolo la Madonna del Cardellino.

La Madonna del Cardellino: e risalente al 1517.

Madonna del Cardellino

 Questa opera è considerata fra le più significative e mature del grande artista pugliese, alla cui scuola è attribuibile un tabernacolo con mezzo busto di Cristo, noto col nome di Cristo incarcerato, presente nella prima cappella laterale.

 

 La Torre Normanno-Sveva, le mura medievale e le porte del paese: posta di fronte alla Chiesa Madre, in Piazza Garibaldi, l'attuale Torre, alta circa 17 metri, ingloba l'antica struttura di epoca Normanno-Sveva, che secondo una vecchia tradizione sarebbe, a sua volta, stata costruita su una preesistente torre di avvistamento romana voluta da Nerone, così come affermava una lapide prima conservata nella stessa Torre e, oggi, scomparsa. Tale costruzione, rappresentava insieme ad altre torri (di cui alcune ancora esistenti) e la cinta di mura, il primitivo sistema difensivo che circondava completamente il paese e l'attuale centro storico. 

La torre vista dalla villa comunale

In detta Torre, si rifugiava la popolazione in caso di attacchi nemici. L'ingresso attraverso la cerchia muraria era garantito da due porte: quella Grande che collegava la Torre alla facciata della Chiesa (distrutta nel 1848), e quella Piccola, in Piazza Mazzini, di cui è ancora visibile la struttura muraria. Le due porte sono collegate tra di loro da un asse viario rettilineo, tangente alla centrale piazza principale del paese. La Torre ha subìto diversi lavori di restauro e trasformazioni: intorno al 1500, nel 1848, nel 1957 e negli ultimi anni. 

Veduta della torre

Intorno al 1860, la Torre Civica fu sede del Comando della "Guardia Nazionale", che provvedeva alla tutela dell'ordine pubblico ancora turbato dal clima acceso, instauratosi nel Sud con la libertà appena conquistata. Successivamente fu sede degli uffici comunali, postali, giudiziari e del Comando dei Vigili Urbani, oltre che del vecchio archivio comunale. All'interno dei tre piani sono visibili le diverse trasformazioni che la Torre ha subìto: il cambiamento di altezza dei singoli piani con la sostituzione degli antichi pavimenti lignei (di cui si vedono ancora i fori per l'alloggiamento delle travi) con gli attuali in pietra; le botole che consentivano il passaggio ai diversi livelli attraverso scale lignee; alcune tracce di affreschi murari; lo stacco tra le apparecchiature murarie di diversa epoca. Sulla sommità della Torre è presente la statua in pietra di San Nicola benedicente, patrono meno principale del paese.

Le altre torri: la cerchia muraria realizzata in epoca medievale e, nei secoli successivi, ampliata e riadattata alle nuove esigenze difensive, era inframmezzata da torri cilindriche e quadrate: secondo alcuni studiosi esse erano una decina, ma oggi ne sono visibili solo quattro. Oltre la già citata Torre Civica, si possono ammirare quella Amati, accanto all'omonimo palazzo cinquecentesco, sul Ponte della Madonnina. 

 

Torre Amati

Quella Capece o Del Vento in Piazza Marconi, annessa al palazzo Ricci-Capece; quella detta Quadrata in Piazza P. Rossi. Della cinta, distrutta nei secoli scorsi o inglobata nelle nuove costruzioni che, dopo il 1500, incominciarono a costruirsi a ridosso delle mura o "extra moenia", oggi sono visibili solo alcuni tratti lungo Via La Fiera e Piazza P. Rossi.

 Il Palazzo Vescovile o Baronale: costruito a ridosso della torre Normanno-sveva, nel 1560, sotto la giurisdizione del vescovo Ottaviano Preconio, e restaurato nel 1583 da Mons. Antonio Porzio, era la residenza estiva dei vescovi di Monopoli che, oltre alla giurisdizione religiosa, possedevano, col titolo di baroni, anche quella civile sul feudo di Cisternino: lungo la facciata principale, da poco restaurata senza le necessarie autorizzazioni, è interessante il rinascimentale portale con frontone triangolare, la lapide che ricorda la data di edificazione e lo stemma con l'arma vescovile tra due rosette (simbolo della doppia giurisdizione esercitata dai prelati monopolitani ). Su una vicina finestra, invece, si notano un secondo stemma vescovile e un'iscrizione che attesta i lavori eseguiti sul finire del sec. XVI . Un terzo piccolo scudo è presente sulla facciata lungo Via Castello . Nel 1647 , a seguito della insurrezione di Masaniello , la popolazione insorse contro le vessazioni e i soprusi del governatore locale, assalendo il palazzo e dandogli le fiamme . Il palazzo era collegato direttamente alla Chiesa Madre attraverso un camminamento "segreto" che , dall'interno della dimora e della torre , attraversando la parte superiore della Porta Grande, immetteva nell'edificio sacro.

La chiesa di San Quirico: dedicata ai Ss. Quirico e Giulitta , patroni principali di Cisternino, fu eretta tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700, nel punto in cui anticamente sorgeva una piccola cappella votiva , sull' ampio stradale fuori le mura , nella parte occidentale del paese, proprio sul luogo della leggendaria apparizione del piccolo santo che spazzava la peste del 1690. Al suo interno pregevole è l'altare barocco costruito dal mastro Pasquale Simone di Lecce nel 1721/22. 

Altare barocco della Chiesa di San Quirico

La chiesa , cosi come appare adesso fu restaurata nel 1947, mentre sul finire degli anni 40 fu abbattuto l'annesso Calvario. E' ancora visibile, dalla parte del giardino , sul lato est della chiesa il piccolo vano-finestra , in cui anticamente era sistemata la cosiddetta ruota : un semicilindro ligneo , girevole e cavo internamente , che immetteva nella casa del custode e serviva ad accogliere i bambini , nati fuori dal matrimonio o indesiderati , abbandonati dalle madri.

La Chiesa di San Cataldo (all'angolo tra C.so Umberto I e Via R. Margherita): ai due estremi dell'asse principale, lungo il quale si snoda il cinquecentesco Borgo, sorgono la Chiesa di S. Cataldo, a nord-est, e la Chiesa Nuova, a sud-ovest. In stile barocco, fu fatta costruire per volontà testamentaria dell'abate canonico don A. Angrisani, che, morendo nel 1765, lasciava tutti i sui beni al Capitolo di Cisternino, per la costruzione di una parrocchia. 

Vista frontale della Chiesa di San Cataldo

Inizialmente era previsto che questa chiesa avrebbe sostituito la cappella del S. Crocifisso, prima esistente nei pressi della Porta Piccola, ma successivamente si scelse il punto in cui sorge attualmente. Iniziata nel 1772 fu completata, dopo alterne e fortunose vicende, nel 1783 e fu aperta al culto nel 1788. 

Altare della Chiesa di San Cataldo

Fu restaurata nel 1967-68. Recentemente, al suo interno, è stato rinvenuto un ambiente sottostante al pavimento, adibito ad ossario per gli appartenenti alla Congregazione del S. Rosario, che in essa aveva sede.

 La Chiesa Nuova o del Sacramento: edificata all'incrocio con Via P. Amedeo, è detta Chiesa Nuova perché di più recente costruzione; fu eretta, infatti, tra il 1860 e il 1870, sul lato sud del giardino della Torre Del Veneto, come allora veniva denominato lo spiazzo oggi chiamato P.zza Marconi, con splendida veduta panoramica sulla Valle d'Itria. 

Chiesa Nuova agli inizi del 900

Restaurata nel 1969, è dedicata al SS. Sacramento, perciò viene chiamata, dai più anziani, la Chiesa di Cristo, perché l'ostia consacrata, il Corpo di Cristo, è, nell'accezione popolare, Cristo e basta.

La Chiesetta di Santa Lucia: all'angolo tra la via omonima e Via S. M. di Costantinopoli, in pieno Centro Storico, sorge questo piccolo e delicato tempio dedicato alla Santa di Siracusa, per la quale, ogni 13 dicembre si rinnova l'antica tradizione, di origine pagana, di accendere, nelle contrade del paese, dei falò. Al suo interno, nell'abside dietro l'altare, è stato recentemente rinvenuto un affresco raffigurante la Santa, mentre il tondo posto sull'accesso principale, risale alla fine del 1940 e fu dipinto dal pittore goriziano Virgilio Malmi, che in quel periodo risiedeva ed operava a Cisternino. Poco distante, sotto l' arco di Via S. Maria di Costantinopoli è presente un grazioso dipinto su legno, raffigurante la Madonna di Montserrat, con il piccolo Gesù sulle ginocchia che mostra una sega di falegname. I recenti restauri hanno evidenziato un dipinto sottostante di cui si sono messe in luce alcune tracce. Di fronte alla chiesa , invece, è il cinquecentesco Palazzo del Governatore , accanto alla struttura muraria dell'antica porta piccola o di santa Maria : l'edificio era adibito a dimora del governatore o capitano che soprintendeva all'ordine pubblico. Se ne può ammirare l'artistico ed elegante prospetto a triplice balconata con i tipici elementi decorativi dell'arte rinascimentale.

Il vecchio cimitero di sant' Anna fuori le mura : il santuario, costruito nel XVI-XVII sec., lungo via Martina Franca , all'incrocio tra i più importanti assi viari che si dipartivano da Cisternino in direzione Martina Franca , era il punto di raccolta dei viandanti che, prima di avventurarsi in pericolosi spostamenti tra i folti boschi allora esistenti in valle d'Itria e nascondiglio di briganti, o dopo aver compiuto un simile pericoloso viaggio, vi si recavano in preghiera. Originariamente dedicato alla Madonna di Costantinopoli, il santuario è costituito da un' unica ampia navata, in cui sono presenti l'originario altare rinascimentale con affresco raffigurante la madonna, lungo la parete destra (che ricorda il portale del palazzo vescovile ), e il barocco altare realizzato da P. Simone di Lecce di fronte all'attuale ingresso. La presenza di queste due mense sacre su pareti diversi è giustificato dal cambiamento dell’ingresso principale : il principio, infatti vi si accedeva da una porta presente lungo la facciata che guarda la valle d'Itria (oggi murata ), mentre l' attuale insieme al giardino antistante , furono realizzati dopo il 1846. Annessa alla chiesa era la sacrestia e la casa del custode (l'eremita ), di cui si nota ancora il bianco fumaiolo poco più in basso del bel campanile. 

Il vecchio cimitero

Questa cappella fino al 1846, era dedicata al culto di S. Anna, in onore della quale gli artigiani di Cisternino, a partire dal 1727 e ininterrottamente sino al 1790 , organizzavano ogni anno una festa in occasione della fiera dell'8 Settembre, detta appunto della Bbommnedde, cioè della bambinella o Madonna bambina. Nel 1846, a seguito del decreto di Ferdinando II di Borbone (1840) con il quale si vietava la sepoltura dei morti nelle chiese pubbliche, il capitolo di Cisternino concesse in uso al comune questa cappella per adibirla a cimitero. Da quell'anno, i morti vennero tumulati nei pozzi scavati nel sottosuolo della chiesa e della sacrestia (le cosiddette "fosse carnaie"), di cui sono ancora visibili, lungo i pavimenti, le botole e, lungo le pareti, i condotti di ariazione. Proprio per questo motivo, le pareti della sacrestia sono ancor oggi rivestite da quadri funebri, devozionali, ex-voto, disegni e foto, testimonianza di una sentita e genuina religiosità popolare. Nel piccolo giardino antistante, invece, sono presenti le tombe private di alcune importanti famiglie del paese, mentre in quello retrostante è presente un antico tavolo autoptico in pietra, sul quale, i "medici" dei secoli passati, eseguivano clandestinamente pratiche di autopsia. Purtroppo, da diversi decenni la chiesa non è più aperta al culto e non più visitabile se non nei primi giorni di novembre, versando quindi in condizioni di totale abbandono e degrado, a causa dell'insensibilità degli amministratori pubblici.

 La cappella del Purgatorio: sita in Via B. Cellini, in pieno Centro Storico, è detta la cripta di San Nicola. Fino al 1956 la Cappella era completamente separata dalla sovrastante Chiesa Madre, ma divenne giustamente cripta con la costruzione di una scala interna. All’interno, degno di menzione è il piccolo altare con elementi  tardo rinascimentali e barocchi, realizzato in pietra locale; al centro, dopo i restauri degli anni ’70, è riapparsa nel suo primitivo splendore la nicchia centrale a conchiglia, dove al posto di un quadro che la copriva è stato collocato un artistico Crocifisso in ligneo, anch’esso restaurato. 

Altare della cappella del Purgatorio

Notevole pregio hanno i cinque ovoidali ottocenteschi esistenti nella volta; la tela delle anime Purganti del pittore G. De Giuseppe (1874), le 14 immagini acquaforti della Via Crucis, di scuola Veneziana (1778-1779), l’antica statua dell’Addolorata. Durante i recenti restauri, sono stati rinvenuti un gruppo di carteglorie in argento, una lampada d’argento, un antichissimo timbro e la parte della cosiddetta mazza del Priore in argento cesellato.