Racchiuso nel suo lindore di borgo medievale, soffuso di antico silenzio, attraversato da echeggianti stradette che si aprono a sorpresa di freschi cortiletti, in cui si spande il profumo dei vezzosi gerani e del basilico in fiore, protetti da un confortevole abbraccio di case accese di bianco, tra l’ ombra discreta di morbidi archi, di cornici e mensole a sbalzo, di pettegole finestre, di balconi aggettanti, di audaci contrafforti e di curiose scalette, che rappresentano le caratteristiche dominanti di questa ardua geometria architettonica spontanea, funzionale, a misura d’uomo :

e' questo il centro storico di Cisternino. Definito un grande capolavoro di architettura senza architetti, la ricchezza dei suoi elementi architettonici ha dato vita ad una forma urbana dinamica, pittoresca, armoniosa e organica, in cui fondamentale è il lavoro tra spazi interni e quelli esterni. La gradualita' tra ambienti pubblici/privati è garantita da una moltitudine di scale e balconi che anno creato il senso collettivo intorno al cortile, quasi sempre vicolo cieco, e lungo le strade che tutti contribuiscono a tenere splendenti. Il senso di vicinato è importantissimo per la gente che ancora vive nel nostro centro storico e questo ha caratterizzato il sistema delle abitazioni, una accanto all’altro, quasi l’una sull’altra, il tutto in un’insieme reso ancora più unico dalle centinaia di mani di latte di calce che hanno nei secoli arrotondato gli angoli e gli spigoli degli edifici, tanto che infine tutto sembra fondersi insieme in una complessa scenografia candida, scavata in un singolo blocco, nel quale il sole e l’ombra e la popolazione si muovono nei loro rituali quotidiani senza tempo. Quel bianco di calce che, dopo anni, acquista una trasparenza vellutata di madreperla e s’increspa in una trama di tessuto prezioso in cui si sente pulsare il calore della vita.

 Ancora racchiuso da quel che resta delle remote mura, il cuore antico di Cisternino è diviso in piccoli quartieri : quello di Bari vecchia (deformazione del dialettale Borgo vecchio, in contrapposizione a quello sorto, a partire dal sec. XVI a ridosso della cerchia muraria ); quello del Pantano alle spalle della chiesa Matrice (il cui nome deriva dall’essere sottoposto al restante nucleo storico sopraelevato ); dell’isola, con l’ingresso dell’antico pallazzo della famiglia Pepe, imparentata con i Ciaia di Fasano, e quello posteriore del palazzo Cenci ; delle Scalette o del Signorino,attraversato da via S. Maria di Costantinopoli.Entrando nella città antica si rimane increduli nell’osservare l’equilibrio armonico che i maestri muratori dei secoli scorsi hanno saputo raggiungere, in un complesso unitario di vicende umane e di creazioni architettoniche in simbiosi tra loro. Le impronte di stili differenti che si sono succeduti più che murate il volto originale del vecchio borgo l’hanno impreziosito con nuove decorazioni, sparse qua e la su balconi, finestre e portali di palazzi. L’antico carattere dell’ambiente popolare è ancora presente, e le strade strette, serpeggianti, spesso sottopassanti gli edifici , si possono percorrere unicamente a piedi, così da poter ancora ascoltare le voci e i canti della tradizione, farsi raggiungere dagli odori di una ingenua cucina, osservare le anziane donne, che sedute dinanzi alle porte, sempre aperte, delle propie case, si dedicano a piccoli lavori domestici o chiacchierano tra di loro.